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Operare in sicurezza all'interno del Porto die Trieste: il modello SIOT; responsabilitá e tecnologia

Trieste, 28 ottobre 2011 – L’energia del centro Europa passa per Trieste, attraverso uno dei porti petroliferi più sicuri del continente, il terminale marino S.I.O.T.

Il ruolo che da oltre quarant’anni S.I.O.T., società del Gruppo Tal che controlla l’oleodotto transalpino in Italia, Austria e Germania, svolge nell’approvvigionamento energetico è di primaria importanza per l’economia di tutta Europa: il petrolio che viaggia nell’oleodotto ricopre infatti il 100% del fabbisogno energetico della Baviera, l’80% di quello dell’Austria, il 50% del Baden Württemberg e il 25% della Repubblica Ceca.

Negli ultimi anni la Società ha investito oltre 6 milioni di euro in sistemi di sicurezza presso il terminale marino rendendolo così il porto petrolifero più sicuro dell’Europa mediterranea.

A questi si aggiungono gli 11 milioni di euro che nel 2010 S.I.O.T. ha speso in opere di manutenzione su tutta la linea dell’oleodotto e presso il parco serbatoi di San Dorligo della Valle.

Il Gruppo TAL ha chiuso il 2010 con un fatturato vicino ai 100 milioni d’euro, di questi 52,7 milioni rappresentano il fatturato di S.I.O.T., che con più di 35 milioni di tonnellate di greggio scaricate dalle oltre 400 petroliere ormeggiate presso il proprio terminale marino ogni anno, rappresenta il 75% dei traffici del Porto di Trieste, facendone il principale porto petrolifero italiano e il secondo del Mediterraneo, dopo Marsiglia.

Per quanto riguarda i sistemi di sicurezza anti inquinamento S.I.O.T. ha completato nel novembre 2010 il sistema di controllo remoto dello specchio acqueo del terminale, basato su termocamere e proiettori a luce ultravioletta fissi e mobili, chiamato oil spill detection.

L’impiego della doppia tecnologia consente margini di errore bassissimi nell’immediata identificazione di perdite di idrocarburi in qualsiasi condizione meteorologica.

L’oil spill response è invece l’insieme di apparati anti inquinamento che vengono attivati per contenere l’eventuale greggio sversato.

Questo nuovo sistema di contenimento prevede che lo specchio acqueo venga circuito e chiuso tramite due tipologie di intervento. Il primo, costituito da una barriera effervescente di rapidissimo spiegamento, tale da circuire una nave di 280 metri di lunghezza in circa 3 minuti. Il secondo, più flessibile, costituito da 2100 metri di panne galleggianti gonfiabili poste all’interno di sei container posizionati a mare.

A completamento dei due sistemi, sotto ai pontili, è installata una barriera anti-inquinamento permanente.

Il piano d’intervento è stato sviluppato d’intesa con il Comando della Capitaneria di Porto di Trieste.

Tra le attrezzature di più recente ultimazione, il docking aid system permette di controllare al millimetro la fase di ormeggio di una petroliera, utilizzando dei laser. Questa tecnologia fornisce al pilota della nave, in tempo reale, via WiFi, la distanza di prua e poppa dalla banchina, nonché la velocità e l’angolo di accosto della nave all’ormeggio, che come si può immaginare è la fase più delicata.

La possibilità di migliorare significativamente il controllo dei parametri d'ormeggio, auspicato dai piloti, permette di evitare stress eccessivi alle strutture dei pontili che ad oggi sono già stati interessati da oltre 16.000 accosti.  

I sistemi di sicurezza di cui S.I.O.T. dispone già da alcuni anni presso il terminale marino completano l’insieme delle infrastrutture anti inquinamento: il radar meteorologico, il thunderstorm detector che individua l’attività elettrica dell’atmosfera per determinare se in zona ci sono cellule temporalesche, il vessel traffic system, in grado di controllare l’intero bacino, che grazie al radar consente di conoscere rotta, velocità e distanza tra l’oggetto e i pontili di tutti i bersagli che insistono sul sistema.

Un simulatore denominato Optimoor valuta qualità e quantità degli ormeggi delle singole navi prima del loro arrivo in banchina, ed infine il mareografo segnala in tempo reale qual è il livello del mare corretto, in relazione alle condizioni metereologiche atmosferiche, in modo da permettere l’ormeggio più sicuro possibile per la petroliera in ingresso presso il terminale.

Il tutto è controllato da una sala di controllo tecnologicamente avanzata in cui gli operatori specializzati supervisionano tutte le operazioni dall’ingresso della petroliera al trasferimento del greggio nelle pipeline fino a quando la nave lascia il porto.

S.I.O.T. ha inoltre collaborato con l’Università di Trieste per affrontare due studi tuttora in corso.
Il primo, svolto in collaborazione con il professore Walter Gerbino e la dottoressa Sabrina Plet della Facoltà di Psicologia, studia l’interazione uomo-macchina e permettere agli operatori di lavorare al meglio, evitando situazioni di stress. In questo modo i tecnici sono in grado di tenere sotto controllo tutte le variabili coinvolte nelle operazioni del terminale marino.

Il secondo studio, tuttora in corso, è realizzato in collaborazione con il gruppo di ricerca IE-Fluids, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Trieste, del quale è responsabile il Professore Vincenzo Armenio, e si occupa di analizzare le modalità di dispersione dei liquidi in mare in seguito a rilascio accidentale, nella baia di Muggia.

S.I.O.T. attraverso questo insieme di studi e nuovi sistemi di sicurezza, assumendo attivamente il  ruolo di società consapevole delle proprie responsabilità, ha messo in atto tutti i mezzi a sua disposizione, le tecnologie più recenti e gli uomini più preparati, affinché tutte le operazioni siano sotto controllo, per continuare a portare nel cuore dell’Europa l’energia che giunge quotidianamente da ogni parte del mondo al porto di Trieste.